Betty Zanelli
Score – A Visual Symphony
dal 6 al 26 giugno 2026
La Mostra
“….(la) sorprendente scoperta delle energie rivoluzionarie che appaiono nelle cose “invecchiate”, nelle prime costruzioni in ferro, nelle prime fabbriche, nelle prime fotografie, negli oggetti che cominciano a scomparire, nei pianoforti a coda, negli abiti vecchi più di cinque anni, nei ritrovi mondani, quando cominciano a passare di moda” (E. Bloch, W. Benjamin, Ricordare il futuro – Scritti sull’Eingedenken, Mimesis, (MilanoUdine), 2017)
Non solo nei pianoforti a coda citati da Benjamin, ma in tutti gli oggetti invecchiati, dismessi, abbandonati, si trova una carica rivoluzionaria, un’energia di trasformazione. Gli strumenti musicali o i frammenti di essi, le vecchie partiture, sembrano essersi liberati dalla propria funzione. Evocano quelli che un tempo erano suoni. Quando uno strumento si rompe o uno spartito ingiallisce, l’oggetto smette di essere un mezzo tecnico e si trasforma in strumento emotivo.
Le memorie sono legate ad oggetti che a loro volta sono legate a dei luoghi: Berlino e New York o l’estremo Nord e l’estremo Sud d’Europa, “qui”, ora. Luoghi cui rivolgere l’attenzione per ciò che è considerato insignificante, marginale, residuale, quindi dimenticato, e sul riscatto di potenzialità ancora latenti in cui si avverte distintamente l’influenza tanto di Proust quanto del primo surrealismo accomunati senza il fardello della nostalgia.
Con partiture e mappe; vecchie pagine e disegni; pittura e fotografia; strumenti musicali ricostruiti, custodie consumate, creo immagini e oggetti alterati, un inganno ottico per l’osservatore tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che esisteva e quello che ho modificato o creato: oggetti appartenuti a un’altra epoca cui il mio lavoro conferisce un ruolo in quella attuale.
È un lavoro sulla memoria, sullo scorrere del tempo, su ciò che è dimenticato dall’uomo: oggetti e luoghi abbandonati coperti da una patina di oblio. Ma questi oggetti hanno una grande forza lasciata latente: quello di esprimere le proprie potenzialità inespresse, il proprio racconto non narrato, e nel caso dei violini, tutta la musica che non hanno mai potuto suonare.
Betty Zanelli, 12 aprile 2026
L’artista
Betty Zanelli è un’artista visiva multidisciplinare la cui pratica spazia tra fotografia, disegno, pittura, elaborazione digitale e installazioni site-specific. La sua ricerca si configura come un percorso emozionale volto a esplorare il valore evocativo di luoghi abbandonati, oggetti dimenticati e il concetto simbolico di “soglia” — porte aperte o chiuse — intesi come tracce di una memoria personale e collettiva.
Nel corso della sua lunga carriera, tra Europa e Stati Uniti, ha esposto in gallerie e istituzioni di città come New York, Los Angeles, Berlino, Londra, Roma e Bologna. Significative sono state le sue residenze artistiche, tra cui il Project Studio Space Program del P.S.122 di New York e il Residency Program dell’Institut für Alles Mögliche di Berlino.
Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna – dove oggi è docente di Fashion Design M.A. – ha vissuto a New York dal 1986 al 1994. Dal 2013 Betty Zanelli cura e organizza mostre, performance e progetti espositivi in sedi italiane e internazionali, tra cui, recentemente, New York e l’Expo 2025 di Osaka.































